Articolazioni

L’Ortopedia e la Reumatologia sono sicuramente alcuni dei settori specialistici che maggiormente hanno potuto beneficiare delle nuove tecnologie per la cura delle più diffuse patologie che interessano le articolazioni. 

Le articolazioni (come anca, ginocchio e spalla) sono le parti anatomiche che permettono l’utilizzo e la movimentazione delle estremità del corpo umano. Queste giunture svolgono un lavoro meccanico continuo e sono protette dalla cartilagine, un tessuto complesso che ha il compito di ammortizzare e rendere fluido il movimento articolare. 

La cartilagine infatti è un tessuto di sostegno fondamentale per le articolazioni e molto spesso può andare incontro ad usura a causa dell’insorgenza di artrosi o di altre patologie. 

La cartilagine, avendo una struttura non vascolarizzata ed essendo costituita da cellule (condrociti) con scarsa attività riproduttiva, ha purtroppo una limitata capacità di auto rigenerazione. Ciò la rende una delle parti del corpo più fragili e soggette all’usura. La perdita di spazio ed il conseguente avvicinamento dei capi ossei può provocare intenso dolore associato a difficoltà nella deambulazione e nel normale utilizzo dell’arto. 

In molti casi il dolore è destinato a diventare sempre più acuto fino a rendere ardui anche i movimenti più semplici come scendere e salire le scale o alzarsi dal letto. Quello che spesso inizia come un fastidio passeggero può rapidamente tramutarsi in un dolore cronico di grave entità che influisce negativamente sulla sfera lavorativa e privata dei Pazienti. 

articolazione ginocchio joints

Traumi, malformazioni, errori posturali, patologie infiammatorie e degenerative, patologie autoimmuni sono i principali fattori che possono determinare o aggravare un’usura eccessiva e precoce della cartilagine. 

Fino a tempi molto recenti l’unico approccio terapeutico a questi problemi è stato o di tipo conservativo-palliativo, con infiltrazioni articolari, o di tipo radicale ed invasivo con la chirurgia.  

La prima scelta, meglio conosciuta come terapia visco-elastica, può essere  di aiuto nella fase iniziale della sintomatologia o per cercare eventualmente di procrastinare il momento chirurgico. Sono state e vengono ancora molto spesso usate infiltrazioni di differenti componenti quali anestetici, come la Lidocaina, per contrastare il dolore, antinfiammatori, come il Cortisone, per contenere la reazione infiammatoria, o lubrificanti, come l’Acido Ialuronico, per facilitare lo scorrimento delle superfici articolari. Queste tre componenti vengono spesso mescolate tra loro in proporzioni e concentrazioni molto diverse, secondo le personali esperienze ed abitudini degli specialisti curanti, ma comunque hanno solo ed esclusivamente una finalità sintomatica e senza di fatto poter apportare concreti benefici riparativi. 

La chirurgia può essere sia endoscopica, per realizzare una pulizia della cavità articolare e per rimuovere tessuti danneggiati o necrotici (shaving), sia aperta per una riabilitazione protesica. Soluzioni queste che comportano immobilizzazione prolungata delle articolazioni interessate, lunghi protocolli riabilitativi e costi rilevanti. 

Oggi invece è possibile intervenire in modo molto efficace per stimolare la rigenerazione cartilaginea, ottenendo una naturale ricrescita biologica del tessuto e stimolando e guidando un processo di autoguarigione, senza l’impiego di materiali sintetici esterni e diminuendo, o allontanando in modo importante, la necessità di ricorrere a soluzioni chirurgiche più invasive. 

Queste nuove metodologie di chirurgia ortopedica rigenerativa utilizzano gli innesti autologhi di Cellule Staminali Mesenchimali adulte di origine adiposa (ADSCs) prelevate dallo stesso paziente che, dopo una particolare procedura di isolamento e concentrazione, vengono reinnestate nell’articolazione danneggiata spesso mescolate ad altre componenti rigeneranti quali PRP arricchito, Amino Acidi, Vitamine e Bioproteine. 

Questo nuovo approccio terapeutico basato sull’utilizzo di Innesti Bio Attivi Compositi si è oggi affermato e diffuso nei più importanti Eventi Scientifici Internazionali. 

Una volta innestate nell’articolazione sofferente, queste miscele rigenerative sono in grado di stimolare la produzione della cartilagine, migliorare la lubrificazione del comparto intrarticolare, aumentare la distanza tra i capi articolari stessi riducendone l’attrito, mantenere lo spazio necessario per migliorare l’attività visco suppletiva del liquido sinoviale, provocare la rigenerazione cartilaginea a seguito di un evento traumatico o in conseguenza a una malformazione ossea. 

Oggi è quindi possibile ricorrere a questo nuovo tipo di chirurgia rigenerativa sottoponendosi ad interventi di innesto autologo di derivati biologici composti poco invasivi ed efficaci e soprattutto in quei casi in cui le terapie conservative classiche mediche, infiltrative e fisioterapiche siano risultate inefficaci e la chirurgia non accetta al paziente.

L’innesto autologo di ASC è un intervento molto semplice  e poco invasivo che prevede il prelievo e l’innesto di cellule mesenchimali estratte dal tessuto adiposo del paziente che quindi è contemporaneamente donatore e ricevente. 

Qualora necessario può essere talvolta utile prima del reinnesto del cocktail rigenerativo, procedere ad un lavaggio articolare in artroscopia per asportare eventuali frustoli di superficie cartilaginea danneggiata o necrotica e soprattutto per limitare quanto possibile una reazione infiammatoria al fino di favorire l’integrazione con i tessuti riceventi. 

È importante sottolineare l’assoluta necessità che queste terapie rigenerative vengano concordate ed effettuate in stretta coordinazione con il chirurgo ortopedico o con il reumatologo referente. L’innesto della preparazione Rigenerativa deve essere effettuato direttamente nella cavità articolare rigorosamente sotto guida ecografica. 

Al termine dell’intervento la zona del prelievo viene medicata con un bendaggio elasto compressivo che viene mantenuto per 5/6 giorni e al paziente viene richiesto di tenere l’arto in scarico per 48 ore per favorire l’attecchimento dell’innesto. 

L’intervento si svolge in unico tempo operatorio secondo una prassi mini-invasiva , abitualmente senza ricovero e complessivamente ha una durata di circa 40 minuti. 

Talvolta, in situazioni di particolare sofferenza delle superfici articolari può essere necessario il trattamento a distanza di 6 mesi fino alla attenuazione od alla scomparsa della sintomatologia clinica. 

Utilizzare questo metodologia offre indiscutibili vantaggi quali: scarsa o nulla possibilità di rigetto, impossibilità di contrarre malattie infettive da altro donatore, facilità di reintegrazione da parte dell’organismo e tempi di recupero veloci con consistenti benefici a medio e lungo termine. 

Parte integrante del protocollo terapeutico è il successivo monitoraggio ecografico dell’effetto dell’innesto autologo a intervalli regolari durante i sei mesi successivi e RMN ad un anno per la valutazione della avvenuta riparazione tissutale all’interno delle articolazioni.

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